Borsa in altalena nella settimana di Alibaba

La sede del gruppo AlibabaLa scorsa settimana l’intera concentrazione di tutti i principali investitori si è tramutata in una spasmodica attesa per l’IPO di Alibaba. Il colosso cinese dell’e-commerce è felicemente sbarcato sui listini del NYSE (la New York Stock Exchange, la Borsa di New York), andando a raggiungere una valutazione di mercato superiore ai 230 miliardi di dollari. Per comprendere quanto fosse elevata l’euforia intorno a tale prima quotazione, basti considerare che i titoli della società cinese sono approdati ai blocchi di partenza a quota 68 dollari, e che nel giro di poche ore sono schizzati oltre quota 100 dollari, per poi ripiegare di poco sotto la tripla cifra. Un incremento di quasi il 40% di capitalizzazione in un solo giorno, che avrà fatto felici tutti coloro che hanno scommesso sull’azienda di Jack Ma.

Storico evento a parte, per la Borsa italiana è stata una settimana all’insegna della cautela, con l’indice FTSE MIB che ha chiuso la giornata di venerdì in calo dello 0,74% a quota 20.972,35 punti, dopo aver vissuto due sessioni (quella di mercoledì e di giovedì) sopra quota 21 mila punti.

In chiusura di settimana si registra una buona prestazione di Unipol Sai, la cui capitalizzazione è cresciuta del 2,50% e di CNH Industrial, in incremento dell’1,55%. Di contro, il peggiore del listino FTSE MIB è Moncler, che cede oltre 4 punti percentuali. Al di là delle singole prestazioni, quel che emerge è che in chiusura di settimana Milano è stata l’unica Borsa, tra le principali d’Europa, a chiudere in negativo: Piazza Affari non è quindi riuscita a sfruttare la ventata di ottimismo che è arrivata dal Regno Unito dopo che il referendum per l’indipendenza della Scozia ha dato esito negativo. Un entusiasmo che si è ridimensionato a metà giornata dopo che la Francia ha annunciato l’avvio dei bombardamenti in Iraq, contro l’Isis, da parte dei suoi caccia, e che si è tecnicamente consolidato in seguito alle consuete scadenze di premi, futures, opzioni.

Per quanto attiene in particolare StMicroelectronics, prestazione negativa (sfiorati i 4 punti percentuali di decremento) legata alla pubblicazione della notizia secondo cui Apple avrebbe scelto un altro fornitore per la produzione dell’iPhone 6.

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